Sono stati pubblicati sul sito delle Entrate i modelli da utilizzare per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
Nel dettaglio, i modelli riguardano 51 studi per il settore delle
manifatture; 60 studi per il settore dei servizi; 24 studi per i
professionisti; 69 studi per il settore del commercio. Alla luce delle
indicazioni per la semplificazione degli adempimenti contenute nell’Atto
di indirizzo del Ministro dell’Economia e delle Finanze per gli anni
2016-2018, è prevista l’eliminazione dell’obbligo di presentare i modelli Ine (Indicatori di normalità economica) e il modello di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi
di settore per i contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso
del periodo d’imposta o che si trovano in liquidazione ordinaria.
Con riferimento all’anno d’imposta 2015, questi due adempimenti,
infatti, risultano non più necessari poiché eventuali ricavi/compensi
non dichiarati o rapporti di lavoro irregolare potranno essere
efficacemente rilevati attraverso l’integrazione e l’analisi delle
diverse banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.
https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/21048-studi-di-settore-modelli-definitivi-gi-pubblicati.html
martedì 2 febbraio 2016
venerdì 8 gennaio 2016
Sportello online "imprese a tasso zero"
A partire dalle ore 12.00 del 13.01.2016 sarà attivo lo sportello online gestito da Invitalia per la presentazione delle domande di agevolazione della nuova imprenditorialità rivolta ai giovani under 35 e alle donne. Sono a disposizione 50 milioni di euro per micro o piccole imprese già esistenti o da avviare; ciascun progetto potrà essere finanziato per un importo massimo di 1,5 milioni di euro.
Il Sole 24Ore 8.01.2016 p. 35
mercoledì 23 dicembre 2015
giovedì 5 novembre 2015
LA FATTURA DEVE RECARE LA CORRETTA DESCRIZIONE DELLE OPERAZIONI
Capita spesso di imbattersi in contestazioni dell’Agenzia delle entrate in merito alla descrizione inserita nelle fatture.
Dalla censura derivano, solitamente, due conseguenze:
- la prima, relativa al comparto dell’Iva, in merito alla violazione delle prescrizioni dell’articolo 21 D.P.R. 633/1972;
- la seconda, ben più pesante, relativa al disconoscimento del costo in capo al soggetto acquirente del bene o, più frequentemente, fruitore del servizio.
A seguito di un controllo, l’Agenzia delle entrate notificava ad una Srl tre distinti atti di contestazione, a mezzo dei quali irrogava le sanzioni previste dall’articolo 9 D.Lgs. 471/1997 per l'irregolare compilazione delle fatture da essa emesse nei confronti di altra SpA, stante la generica indicazione del loro oggetto descritto con la locuzione “servizi professionali, magazzinaggio, trasporto, tenuta contabile, marketing e promozione vendite".
A seguito di ricorso accolto dalla CTP, l’Agenzia delle entrate proponeva appello che veniva ulteriormente rigettato dalla CTR Lombardia, ritenendo i giudici che, sebbene si dovesse rilevare l'estrema genericità ed ampiezza della casistica relativa alle prestazioni effettuate, proprio in funzione di questa caratteristica andavano ritenute accettabili le ragioni addotte secondo cui, trattandosi di collaborazioni correnti da molti anni, la descrizione poteva anche ricomprendere quelle effettivamente prestate nei vari periodi.
L’Agenzia delle entrate ricorrente si duole dell'errore di diritto compiuto dal giudice d'appello nell'applicazione dell'articolo 21 D.P.R. 633/1972 e ciò in ragione di quanto affermato dalla stessa norma, posto che la soprascritta descrizione delle prestazioni recate dalle fatture esaminate non può considerarsi regolare.
Secondo la Corte di Cassazione il motivo è fondato, in quanto:
- è richiesta l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell'operazione;
- la richiesta risponde ad oggettiva finalità di trasparenza e di conoscibilità, essendo funzionale a consentire l’espletamento delle attività di controllo e verifica da parte dell'Amministrazione finanziaria e, segnatamente, a consentire l’esatta e precisa identificazione dell’oggetto della prestazione;
- l’indicazione generica dell’operazione fatturata che, come nella fattispecie, accorpi indistintamente in un’unica descrizione attività assai disparate sotto il profilo del contenuto, spaziando da attività materiali (trasporto e magazzinaggio) ad attività d’ordine (tenuta contabilità), ad attività a più alto contenuto di professionalità (promozione vendite) e ad attività del tutto generiche (servizi professionali e marketing), non soddisfa le finalità conoscitive che la norma intende assicurare.
La Corte di Cassazione riprende il contenuto della norma ed afferma che, probabilmente, si doveva maggiormente descrivere i servizi prestati (trasporto e magazzinaggio di cosa, quando e come, quale promozione delle vendite, quale attività di marketing, ecc.).
Il fatto, invece, che sia ritenuto deplorevole l’accorpamento di prestazioni eterogenee su unico documento, non ci trova per nulla concordi; forse sarebbe cambiato qualche cosa se fossero state emesse distinte fatture per ciascun servizio prestato?
Evidentemente, l’estensore si è lasciato più facilmente “affascinare” da una descrizione di addebiti che hanno più il sapore di una sistemazione di rapporti economici tra differenti società, probabilmente non quantificate in modo preciso ma semplicemente relative ad un riaddebito di funzioni svolte dal personale di uno di detti enti.
E qui, allora, si può spingere il ragionamento in avanti, coinvolgendo anche la posizione del soggetto che ha ricevuto tali fatture.
Risulta infatti frequente il fatto che un costo supportato da documenti simili a quelli evocati nel caso di specie sia considerato come non sufficientemente supportato e, per conseguenza, giudicato come non deducibile.
Quindi, avremmo collezionato:
- da un lato, la sanzione per genericità della descrizione, come a dire che le prestazioni sono state rese, ma è stata mal compilata la fattura;
- dall’altro lato il disconoscimento del costo indebitamente fondato (a nostro giudizio) sulla eventuale patologia del documento, ma solo ai fini dell’Iva (carente compilazione della fattura).
Si ha dunque modo di rilevare che il nostro sistema tributario dovrebbe agire per gradi, preliminarmente partendo dalla constatazione della esistenza della operazione.
Infatti, solo se l’operazione è stata materialmente realizzata si dovrebbe analizzare la correttezza del documento, eventualmente sanzionando i comportamenti non conformi rispetto alla norma (pur se rileviamo che, nel caso delle prestazioni di servizi, il confine tra esaustiva descrizione e generica descrizione finisce per dipendere unicamente dalla discrezionalità del verificatore, il quale prescinde – talvolta – da tutta una serie di circostanze, scambi documentali, corrispondenza, ecc. che ben possono avvalorare e supportare gli scambi).
Che poi, dalla carente descrizione delle prestazioni possa discendere la indeducibilità del costo in capo al committente è circostanza tutta da valutare, anche se la giurisprudenza si trova spesso “appiattita” sulle censure degli uffici; proprio dalla carenza di materialità dell’operazione deriva anche una difficoltà di documentazione a posteriori del servizio reso/ricevuto, magari a distanza di anni dalla sua esecuzione.
Si pensi al campo della consulenza professionale, ove risulta davvero difficoltoso “quantificare” il valore di un ottimo consiglio o suggerimento, magari circoscritto ad un colloquio verbale con il cliente. Fino a che punto deve spingersi la descrizione dell’operazione? Forse indicare “consulenza prestata in ambito di ….” è descrizione troppo generica?
E quando andiamo dal medico, l’indicazione sulla parcella “visita specialistica” è da ritenersi descrizione generica?
Insomma, ci pare che i messaggi che si possono trarre dalla sentenza non debbono essere generalizzati ma, più propriamente, analizzati caso per caso, valutati alla luce delle circostanze specifiche. Purtroppo, però, il precedente resta, e qualcuno potrà sempre sanzionare il comportamento del contribuente evocando la sentenza della Corte di Cassazione.
http://www.ecnews.it/fisco-lavoro/fattura-deve-recare-corretta-descrizione-operazioni?utm_campaign=Newsletter&utm_source=hs_email&utm_medium=email&utm_content=23436923&_hsenc=p2ANqtz-_w65YPVCeio_3L5M3Fvpz6ZGvnCTXbeTF5eInlKOSNqzfsXrDAEH7mVUlzR114X-Db18Xc__craBDJxoTQ8-DPmdKo4lt6Z9T9nwuSKHbxYCHTWzw&_hsmi=23436923
martedì 3 novembre 2015
CERTIFICAZIONE UNICA IN SOSTITUZIONE DEL 770
Il
Ddl Stabilità 2016 (art. 49) prevede che le trasmissioni telematiche
delle certificazioni uniche effettuate all’agenzia delle entrate entro
il termine del 7 marzo siano “equiparate a tutti gli effetti alla esposizione dei medesimi dati” del Modello 770.
La
nuova disposizione di legge, se sarà confermata anche dopo il complesso
iter di conversione alle Camere, prevede così la semplificazione
dell’attuale impianto normativo attribuendo valore dichiarativo alla
Certificazione unica.
Anche
se il testo normativo, così come presentato nel Ddl, non è esente da
dubbi sull’applicazione pratica tutto lascia presagire che potranno
essere evitate inutili duplicazioni di informazioni.
Se infatti, veramente la Cu assumerà valore dichiarativo, potrà essere elusa la compilazione del modello 770 semplificato.
Come
dice la relazione di accompagnamento alla legge di Stabilità 2016, tale
conquista è stata resa possibile anche grazie alle insistenze da parte
degli organi rappresentativi dei soggetti tenuti alla trasmissione, che
da sempre si sono battuti nella direzione volta a sostenere l’esigenza
di semplificazione.
Entrata in vigore
La
norma, se così sarà convalidata entrerà in vigore dal 01.01.2016 e
potrà essere applicata fin già per gli adempimenti in scadenza il 7
marzo 2016 per la Certificazione Unica ed il 31 luglio per il modello
dei sostituti d’imposta (770), in relazione quindi agli adempimenti
dovuti per il periodo d’imposta 2015.
Pertanto
fin da subito, qualora con la certificazione unica saranno forniti
all’Agenzia delle entrate i medesimi dati previsti per il 770,
quest’ultimo adempimento potrà essere risparmiato.
770 e CU
Si
ricorda infatti che, per molti versi, i dati richiesti nella
Certificazione unica per autonomi e lavoratori dipendenti sono
esattamente quelli che poi devono essere riepilogati nel modello 770.
Il tutto quindi con la conseguenza che i dati già trasmessi in marzo
dovrebbero essere inseriti anche nella dichiarazione dei sostituti
d’imposta da inviare a fine luglio. Insomma una inutile duplicazione di
adempimenti.
Per queste ragioni la novella viene accolta con grande soddisfazione da parte degli addetti ai lavori.
Certificazione unica
Nessuna novità invece in relazione all’unificazione delle scadenze fra l’invio telematico della Cu e la consegna al sostituito.
In
questo senso si ricorda che Il sostituto d’imposta deve compilare la
Certificazione unica da consegnare al sostituito seguendo lo stesso
tracciato (schema) previsto dal modello approvato con il Provvedimento
del 15 gennaio scorso. Si evidenzia infatti che, non è più possibile
procedere attraverso la compilazione di certificazioni con lo schema
“libero” senza riportare i dati nel tracciato previsto dall’agenzia
delle entrate (Provv. 15.01.2015).
Pertanto
lo stesso modello di certificazione che deve essere inviato all’agenzia
delle entrate in via telematica entro il 7 marzo 2016, va inoltrato ai
percipienti (dipendente o lavoratore autonomo) in duplice copia
(consegna a mano, via posta, anche non raccomandata, tramite e-mail o
pec) già entro la scadenza 28 febbraio.
In
caso d’invio tardivo al sostituito della certificazione va dunque
chiarito quali siano le conseguenze sanzionatorie di tale comportamento.
In
questo senso, non si registra alcuna apertura per una possibile
unificazione delle due scadenze portando al 7 marzo anche quella
relativa alla consegna al sostituito.
http://www.fiscal-focus.it/quotidiano/fiscale/fisco/certificazione-unica-in-sostituzione-del-770,3,70965
http://www.fiscal-focus.it/quotidiano/fiscale/fisco/certificazione-unica-in-sostituzione-del-770,3,70965
martedì 27 ottobre 2015
E' NATO CIVIS F24, IL SERVIZIO PER MODIFICARE ONLINE IL MODELLO
Novità in arrivo sul fronte dei servizi telematici dell’Agenzia delle
Entrate. Grazie al nuovo servizio Civis F24, disponibile da oggi per gli
utenti abilitati a Fisconline e a Entratel, sarà infatti possibile
correggere direttamente on line gli errori che vengono generalmente
commessi nella compilazione del modello F24. Non solo: chi lo vorrà
potrà anche richiedere un feedback in modo da sapere, in modo
gratuito, se la modifica è andata o meno a buon fine.
I passaggi da seguire, per chiedere la modifica del modello di pagamento nel modo corretto, sono illustrati in un’apposita guida al servizio pubblicata sul sito dell’Agenzia, mentre sul canale youtube del Fisco, Entrate in video, è postato un breve video tutorial di accompagnamento.
Auto correzione degli F24 a portata di click
Da oggi, quindi, i contribuenti che si accorgono di aver commesso un errore durante il pagamento delle imposte con il modello di versamento F24, potranno modificarlo direttamente online, inviando una semplice richiesta telematica.
La domanda di modifica può essere presentata a condizione che la delega:
Chi può sfruttare la chance del nuovo servizio
Per accedere a Civis F24 è sufficiente essere abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel) e selezionare l’apposito link “Richiesta modifica F24”. Dopo una fase di sperimentazione avviata in Lombardia e Piemonte, adesso il nuovo servizio Civis F24 consentirà alla totalità degli utenti nazionali di richiedere le modifiche on line e ricevere (sempre tramite il canale telematico) l'esito della richiesta.
Civis 2.0, le ultime funzionalità attive
Civis F24 è l’ultima innovazione che ha interessato il canale digitale dedicato all’assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e le cartelle di pagamento, sul controllo formale delle dichiarazioni, ma non è l’unica. Da pochi mesi, infatti, con una semplice e veloce interrogazione via web, i contribuenti che ricevono una comunicazione a seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi possono verificare lo stato di avanzamento delle attività relative al controllo e scorrere il riepilogo degli invii documentali effettuati utilizzando il canale telematico. La funzionalità “Interrogazione stato di lavorazione” può essere utilizzata solo a partire dalle comunicazioni relative all’anno d’imposta 2012.
http://www.fiscooggi.it/attualita/articolo/e-nato-civis-f24-servizioper-modificare-online-modello
I passaggi da seguire, per chiedere la modifica del modello di pagamento nel modo corretto, sono illustrati in un’apposita guida al servizio pubblicata sul sito dell’Agenzia, mentre sul canale youtube del Fisco, Entrate in video, è postato un breve video tutorial di accompagnamento.
Auto correzione degli F24 a portata di click
Da oggi, quindi, i contribuenti che si accorgono di aver commesso un errore durante il pagamento delle imposte con il modello di versamento F24, potranno modificarlo direttamente online, inviando una semplice richiesta telematica.
La domanda di modifica può essere presentata a condizione che la delega:
- risulti già acquisita nella banca dati dell’Anagrafe Tributaria
- riguardi tributi gestiti dall’Agenzia
- sia stata presentata negli ultimi tre anni solari antecedenti l’anno della richiesta
- presenti almeno un tributo non abbinato
Chi può sfruttare la chance del nuovo servizio
Per accedere a Civis F24 è sufficiente essere abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel) e selezionare l’apposito link “Richiesta modifica F24”. Dopo una fase di sperimentazione avviata in Lombardia e Piemonte, adesso il nuovo servizio Civis F24 consentirà alla totalità degli utenti nazionali di richiedere le modifiche on line e ricevere (sempre tramite il canale telematico) l'esito della richiesta.
Civis 2.0, le ultime funzionalità attive
Civis F24 è l’ultima innovazione che ha interessato il canale digitale dedicato all’assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e le cartelle di pagamento, sul controllo formale delle dichiarazioni, ma non è l’unica. Da pochi mesi, infatti, con una semplice e veloce interrogazione via web, i contribuenti che ricevono una comunicazione a seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi possono verificare lo stato di avanzamento delle attività relative al controllo e scorrere il riepilogo degli invii documentali effettuati utilizzando il canale telematico. La funzionalità “Interrogazione stato di lavorazione” può essere utilizzata solo a partire dalle comunicazioni relative all’anno d’imposta 2012.
http://www.fiscooggi.it/attualita/articolo/e-nato-civis-f24-servizioper-modificare-online-modello
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martedì 6 ottobre 2015
BILANCIO, MODIFICHE ANCHE ALLA NOTA INTEGRATIVA DAL 2016
Il D.Lgs. n. 139/2015, attuativo della Direttiva n. 2013/34/UE in
materia di bilancio d’esercizio e consolidato, oltre ad apportare
modifiche al bilancio d’esercizio ordinario e abbreviato ha anche
rivisto il contenuto della Nota integrativa ex art. 2427, C.c. Con
riguardo al bilancio ordinario, a seguito dell’eliminazione dei conti
d’ordine dallo Stato patrimoniale, nella Nota integrativa devono essere
riportate le informazioni relative all’importo complessivo degli
impegni, delle garanzie e delle passività potenziali e agli impegni in
materia di trattamento di quiescenza e simili. Inoltre, non è più
richiesta l’indicazione dei costi di ricerca e pubblicità. La
composizione delle voci “ratei e risconti attivi / passivi” e “altri
fondi” dello Stato patrimoniale va indicata indipendentemente dal
relativo ammontare. Le novità sono applicabili dai bilanci degli
esercizi aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2016.
http://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/20494-bilancio-modifiche-anche-alla-nota-integrativa-dal-2016.html
http://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/20494-bilancio-modifiche-anche-alla-nota-integrativa-dal-2016.html
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